D178 Il ruolo della P.A. nell’economia circolare

 

DURATA
2 giorni

DATE
3-4 aprile 2019

ORARIO
9-14,30

QUOTA DI PARTECIPAZIONE: euro 490,00 + IVA (la quota è esente da IVA se corrisposta da Enti pubblici)

RELATORE
Avv. Claudia PASQUALINI SALSA
Avvocato Cassazionista, esperto di Diritto dell’ambiente

OBIETTIVI
Il seminario esamina analiticamente i principi dell’"economia circolare", con particolare riguardo al ruolo della Pubblica Amministrazione, quale soggetto attuatore dei principi dettati dall’Unione europea.
Il c.d. “pacchetto dell’economia circolare” è costituito da quattro direttive approvate nel luglio 2018: 2018/849; 2018/850; 2018/851; 2018/852). Tali direttive dovranno essere recepite negli Stati membri entro il 5/7/2020.
Economia circolare è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. Promossa dalle Nazioni Unite e dall'Unione europea, segna il passaggio da un modello lineare di produzione a un modello circolare e consiste nell'assunzione di tre semplici assiomi: riciclare (scarti non riutilizzabili), ridurre (sprechi di materie prime), riutilizzare (estendendo il ciclo di vita dei prodotti).
In tale contesto, appare importante il ruolo della P.A. che si esplica nell’adozione di atti autoritativi, nelle attività di programmazione, negli impegni di regolazione del mercato delle imprese, nel creare nuove opportunità e pratiche di condivisione.
A livello territoriale, un importante tema è costituito dal green public procurement. “Acquistare verde” significa acquistare un bene/servizio tenendo conto degli impatti ambientali che questo potrà avere nel corso del suo ciclo di vita, dalla fase di estrazione della materia prima, a quella di smaltimento del rifiuto.
La spesa pubblica potrebbe diminuire semplicemente ampliando il sistema degli acquisti verdi della P.A.: lo Stato potrebbe risparmiare fino al 6% della propria spesa se applicasse su larga scala gli appalti verdi. L’indice di efficienza dell’uso delle risorse potrebbe aumentare del 6,5%, consentendo di ridurre il fabbisogno di materia prima di circa 30 milioni di tonnellate all’anno. Infine, i nuovi obiettivi indicati dall’Europa con il pacchetto dell’economia circolare consentiranno di riciclare oltre 7 milioni di tonnellate di rifiuti urbani e di imballaggio in più rispetto al 2016, evitando la discarica o l’incenerimento.
Già nel Codice degli appalti (d.l.vo 18/7/16, n. 50) è previsto l’obbligo di inserimento dei CAM (Criteri ambientali minimi) nei documenti delle gare pubbliche. I CAM, approvati dal Ministero dell’Ambiente che fissa gli obiettivi nazionali, identificano le categorie di beni e servizi, gli impatti ambientali e i volumi di spesa sui quali definire tali criteri. Riconoscere i materiali di
cui un oggetto è composto rappresenta infatti elemento essenziale per gestire correttamente il suo fine vita, aumentando la tracciabilità dei flussi.

DESTINATARI
Funzionari pubblici e dirigenti privati; Responsabili Servizio Ambiente di imprese pubbliche o private; Consulenti d’azienda; Società di servizi ambientali; Avvocati; Responsabili uffici tecnici regionali, provinciali e comunali di controllo ambientale; Responsabili tecnici ambientali di impresa.

PROGRAMMA
Disamina e approfondimento dei principi dettati dalla Unione europea nel c.d. “pacchetto dell’economia circolare” (Direttiva 2018/849 che modifica le direttive 2000/53/CE sui veicoli fuori uso, 2006/66CE su pile e accumulatori e rifiuti di pile e accumulatori e 2012/19/UE sui rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche - Direttiva 2018/850 che modifica la direttiva 1999/31CE sulle discariche - Direttiva 2018/851 che modifica la direttiva 2008/98 sui rifiuti - Direttiva 2018/852 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio). Raffronto con il sistema normativo vigente.
La P.A. come volano dell’economia circolare, attraverso l’adozione di atti autoritativi, attività di programmazione, impegni di regolazione del mercato delle imprese, con creazione di nuove opportunità e pratiche di condivisione (“Commons collaborativi”), sviluppo di nuovi business models sostenibili, valorizzazione di iniziative già emergenti (car sharing, car pooling, bike sharing, smart grids, wi-fidi comunità). Impiego degli scarti dei consumi, riutilizzo delle materie prime, allungamento del ciclo di vita dei beni, uso efficiente delle risorse energetiche e economia della condivisione delle risorse tramite piattaforme web (il cd. fenomeno della sharing economy), accorgimenti che favoriscono l’eliminazione dell’equazione crescita economica = degrado ambientale.
Disamina del documento di posizionamento strategico “Verso un modello di economia circolare per l’Italia”, in consultazione pubblica. Disamina e approfondimento delle previsioni rilevanti per il tema, contenute nel Codice degli appalti (d.l.vo 50/16): il Green Public Procurement (GPP) e il c.d. Life cycle costing; applicazione obbligatoria dei Criteri ambientali minimi (CAM). Il Codice degli appalti quale strumento di politica ambientale e produttiva in grado di ridurre gli impatti ambientali, razionalizzare e ridurre la spesa pubblica e in grado di promuovere le imprese innovative sotto il profilo ambientale. Acquisti pubblici, quali strumenti per indirizzare le produzioni verso modelli di economia circolare (CAM sul “servizio di gestione dei rifiuti urbani”, che valorizzano la qualità della raccolta differenziata; CAM che stimolano la domanda di prodotti realizzati con materiali derivati dalla raccolta differenziata, ecc.). Considerazioni e criteri di carattere sociale nelle gare d’ appalto della P.A.
Applicazione congiunta dei CAM, strumenti per attuare simultaneamente le diverse indicazioni richiamate nelle comunicazioni della Commissione europea, in particolare quelle sull’economia circolare e l’uso efficiente delle risorse.
Il Piano d’azione nazionale su “Consumo e produzione sostenibile” (Sustainable Consumption and Production Pattern - SCP). Applicazione di processi di governance territoriale da parte di amministrazioni locali, che supportano il territorio con investimenti in infrastrutture e impianti, e i centri di ricerca applicata ai settori produttivi locali, garantendo i percorsi messi in atto dalle aziende e stimolando le azioni sinergiche fra i diversi portatori di interessi. La centralità del territorio come luogo in cui massimizzare le sinergie fra attori istituzionali e non, per creare modelli di “economie circolari” a livello locale, fornendo così alle imprese un’alternativa alle strategie difensive (e perdenti) di licenziamento e delocalizzazione.
I progetti delle startup dell’economia circolare (messa in opera e sviluppo di un processo chimico-meccanico brevettato e di un impianto ingegnerizzato ad hoc, che permette la de-vulcanizzazione e il riciclo di tutte le mescola di gomma; produzione ecocompatibile di bio-spray pacciamante da fonti rinnovabili e scarti agro-industriali in grado dir ricoprire il terreno in prossimità delle colture in alternativa all’uso di plastiche non biodegradabili; messa in opera di un procedimento per il recupero dei fanghi di cartiera destinati allo smaltimento in discarica, in particolare, per l’estrazione dai fanghi delle fibre cellulosiche che vengono così rigenerate e rese funzionali a molte applicazioni).

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